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10 motivi per cui non finiremo mai di amare Lucio Battisti

48 anni fa, dopo l’esordio a Sanremo ’69 e la prima apparizione a “Speciale per voi”, Lucio Battisti era in testa alle classifiche con l’album “Lucio Battisti” e con il singolo “Mi ritorni in mente”. Fu l’inizio di una rivoluzione per la musica italiana e di una storia d’amore con il pubblico che durano ancora oggi. Ecco dieci motivi per cui da 48 anni amiamo Lucio e non smetteremo mai di amarlo:

1. Perché questo è da 45 anni (e resterà per sempre) il più grande duetto della musica italiana

Mina splendida, alta, potente, con la sua criniera di fuoco. Lucio che a confronto sembra un bambino, con la giacca e il foulard al collo. E alle loro spalle la band, “cinque amici”, come li chiama Lucio presentandoli, che sembrano usciti di peso dall’iconografia degli anni Settanta. Le prove del pomeriggio erano andate male (la band era arrivata da Milano in vagone letto e i musicisti erano cotti) e i funzionari Rai temevano il peggio. Ma alle 21,47 del 23 aprile 1972, quando terminò l’applauso del pubblico e iniziò la musica, Mina e Battisti regalarono a Teatro 10, alla Rai e all’intera televisione italiana il più grande duetto della sua storia. All’inizio Lucio sembra quasi intimidito, ma dopo 2 minuti, quando lui e Mina duettano su “Il tempo di morire”, il teatro è già loro. Sono 8 minuti entrati nell’immaginario collettivo, talmente indimenticabili che il giornalista Enrico Casarini è riuscito a costruirci intorno un libro di 367 pagine fitte: Insieme. Mina, Battisti. 1972: il duetto a «Teatro 10» e la fine del sogno italiano. Sarà l’ultima esibizione di Lucio nella televisione italiana

2. Perché suonava la chitarra così

Lucio Battisti era un musicista coi fiocchi. Guardate con che tecnica si esibisce dal vivo nel 1971. Secondo la leggenda, la chitarra che usa in questo live l’aveva acquistata per 10mila lire alla stazione Termini di Roma pochi minuti prima di entrare negli studi Rai

3. Perché nel 1970 aveva questo coraggio

Nel 1970 la musica doveva essere “impegnata”: chi parlava solo di sentimenti ed emozioni doveva renderne conto. Battisti è protagonista di un’infuocatissima puntata di “Speciale per voi”, con Renzo Arbore. I ragazzi del pubblico gli contestano l’assenza di un messaggio sociale o politico nelle sue canzoni. Lucio ha una reazione che sembra anticipare di sei anni lo sfogo di Paolo Villaggio contro la “Corazzata Potemkin” nel “Secondo tragico Fantozzi”.

4. Perché dopo questo, è montato a cavallo e ha scritto questa

Un mese dopo l’apparizione a “Speciale per voi”, Battisti e il paroliere Mogol partono per un viaggio a cavallo da Milano a Roma. “Io propongo delle cose, vi emozionano?”, aveva chiesto Lucio al pubblico che lo contestava. La canzone che compone nel corso di quel viaggio sembra proprio una risposta a loro: si intitola “Emozioni” e resterà uno dei capolavori della musica italiana

5. Per questo album

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“Emozioni” è anche il titolo del secondo album ufficiale di Lucio Battisti, che esce il 15 dicembre 1970 per la Ricordi. Ecco l’elenco delle canzoni che lo compongono. Non servono altre parole:

Lato A

Fiori rosa, fiori di pesco – 3:16
Dolce di giorno – 2:38
Il tempo di morire – 5:40
Mi ritorni in mente – 3:41
7 e 40 – 3:32
Emozioni – 4:44

Lato B

Dieci ragazze – 2:54
Acqua azzurra, acqua chiara – 3:36
Era – 2:56
Non è Francesca – 3:40
Io vivrò (senza te) – 3:53
Anna – 4:37

6. Per Supermarket

Perché proprio “Supermarket” tra le centinaia di successi di Battisti? Perché è divertente e irriverente. Perché è registrata praticamente in presa diretta con una chitarra e un piede che batte sul pavimento. Perché Lucio sembra Rino Gaetano tre o quattro anni prima di Rino Gaetano

7. Perché è sempre stato 10 anni avanti

“Fatti un pianto” è una canzone del 1986, seconda traccia dell’album pietra miliare “Don Giovanni”. Dieci anni anni dopo c’era ancora chi scalava le classifiche con le stesse sonorità

8. Perché è stato il più grande rivoluzionario della musica italiana

Nel 1988 Lucio Battisti pubblica “L’Apparenza”, secondo album nato dal sodalizio artistico con Pasquale Panella. Il brano introduttivo, “A portata di mano”, stravolge definitivamente i canoni della canzone: nessuna struttura prevedibile, nessun ritornello, strofe che si legano le une alle altre senza soluzione di continuità ma che alla fine formano un quadro unitario. Nessuno potrebbe credere che l’autore di questo azzardo sia lo stesso che intorno a tre accordi aveva costruito La canzone del sole

9. Per il pesce d’aprile più riuscito della storia

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D’accordo, qui Lucio non c’entra direttamente. Il 30 marzo 1998 sul sito LucioBattisti.com appare l’annuncio che i fan attendevano da quattro anni: un nuovo album di Battisti, intitolato “L’asola”. Il sito mostra la copertina e (meraviglia per quei tempi) promette di fornire a chi lascerà la sua mail un’anteprima di cinque brani. Nessuno fa caso al fatto che, leggendo di seguito le iniziali delle dodici canzoni nella retrocopertina, si componga la scritta “PESCE D’APRILE”, né agli altri indizi sparsi qua e là. I critici, quelli che da anni facevano le pulci al nuovo corso di Battisti e Panella, ci cascano con tutte le scarpe, e qualcuno azzarda persino una recensione dell’album. Peccato che nessuno possa averlo ascoltato, trattandosi di uno scherzo architettato da Franco Zanetti, direttore di Rockol.it. Battisti, dicevamo, non è coinvolto nella burla, e nessuno sa come abbia reagito. Ma il pesce d’aprile (che era poi un clamoroso omaggio alla sua opera) non sarebbe stato possibile senza le sue scelte e la sua coerenza

10. Perché ha detto non parlerò più, e l’ha fatto

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Il 3 dicembre 1978 Battisti rilascia a Gherardo Gentili di Tv Sorrisi e Canzoni quella che sarà la sua ultima intervista alla stampa italiana. Dichiara: “Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro”. A differenza di tanti prima e dopo di lui, terrà fede a questo proposito, sparendo definitivamente dai mass media e diventando un mito immortale


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