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Dove non splendono le stelle. Ecco perché 8 italiani su 10 non riescono più a vederle

Flavia Cappadocia

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”E quindi uscimmo a riveder le stelle”, scriveva Dante Alighieri nell’ultimo verso dell’Inferno. Ma uno studio di un team internazionale pubblicato su Science Advances mette in serio pericolo le parole del Poeta, spiegando che l’inquinamento luminoso sta modificando totalmente il rapporto che abbiamo con il cielo stellato. La ricerca è stata guidata da Fabio Falchi dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Inquinamento Luminoso di Thiene (Vicenza) attraverso l’osservazione dei dati raccolti da un satellite Nasa. Ne è nato così un atlante sulla luminosità notturna in tutti i cieli del mondo.

L’80% dei nordamericani e il 60% degli europei non riesce a vedere la Via Lattea a occhio nudo. Ad avere il primato delle notti più luminose è Singapore, mentre quelle più buie sono in Ciad, nella Repubblica Centrafricana e in Madagascar. In questi tre Paesi più di tre quarti della popolazione può riconoscere senza alcuna difficoltà le costellazioni e la Via Lattea.

A picture shows the Milky Way as seen from thee rebel-held town of Douma, east of the Syrian capital Damascus, on June 6, 2016, on the first day of the holy month of Ramadan. More than a billion Muslims observed the start of Ramadan but in the besieged cities of Syria and Iraq residents struggled to mark the holy month. Islamic authorities announced the start of the fasting month with the sighting of the crescent moon in countries such as Indonesia and Saudi Arabia. / AFP PHOTO / Sameer Al-Doumy

Nel nostro Paese le stelle sono ancora ben visibili solo nei cieli di Sardegna, Sud Tirolo e Maremma, mentre nella Pianura padana la Via Lattea è stata completamente ‘cancellata’ dalle luci artificiali.  Il risultato? Otto italiani su dieci non vedono che il chiarore anche nell’oscurità. Una percentuale superiore (9 abitanti su 10) si registra soltanto nell’area di Singapore. In Europa, aree ancora perfettamente “intatte” si trovano nel nord della Scozia, in Svezia, in Norvegia e nelle isole greche meno battute dal turismo.

Le conseguenze

”Quello che sta succedendo è che le nuove generazioni non hanno più il contatto diretto con il cielo – ha spiegato Folchi in un’intervista – eppure questo è fondamentale perché tutte le civiltà hanno costruito le proprie radici culturali nelle costellazioni”, ha spiegato lo scienziato.  L’illuminazione costante inoltre può complicare i ritmi biologici degli animali e peggiora anche la qualità del sonno degli esseri umani. Ridurre le luci notturne permetterebbe non solo di risparmiare denaro dunque, ma anche di migliorare la nostra salute e dare la possibilità a chi verrà dopo di noi di godere ancora di una delle cose più belle che esistano.

 


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