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Piper, la Pixar ci insegna ad affrontare le paure

Corinna Spirito

L’uccellino protagonista di Piper, il cortometraggio della Pixar che ha anticipato la proiezione di Alla ricerca di Dory nei cinema, insegna a grandi e piccini una difficile lezione: come affrontare le proprie paure. Il piccolo è infatti terrorizzato dall’acqua. Peccato però che la sua razza viva sulle spiagge della California e si nutra di molluschi. L’uccellino dovrà fare del suo meglio per procurarsi da mangiare, ma – si sa – abbattere il muro della paura non è facile. A dirigere il cortometraggio è un animatore storico, alla Pixar sin dagli anni ’90: Alan Barillaro, qui al suo debutto alla regia. Sua l’idea di trattare l’acqua come un vero e proprio personaggi. Proprio per l’importanza di questo elemento, che rappresenta la paura delll’uccellino, Barillaro non si è accontentato di utilizzare la tecnologia già straordinaria vista in precedenti lungometraggi come Monsters & Co e Ribellle – The Brave: per Piper è stato creato un sistema grazie a cui gli animatori sono stati in grado di controllare forma e durata di ogni onda. Lo stesso vale per gli uccelli: non è stato il computer a decidere quali fossero i movimenti che dovessero compiere le piume (dai 4,5 ai 7 milioni per ogni volatile). Ogni frame del corto è stato controllato e deciso dagli animatori, non c’è neanche un secondo che sia stato automaticamente realizzato da una macchina. “Il computer non ha mai preso decisioni per noi, – ha spiegato Barillaro – persino ogni singolo granello di sabbia sulle zampe di Piper è stato individualmente posizionato lì da un animatore”.


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