Per questo bambino i problemi iniziano a casa, tra le urla dei genitori, per continuare a scuola con le vessazioni dei compagni. Un edificio abbandonato e un pezzo di gesso permetteranno al ragazzo di rifugiarsi in una realtà tutta sua, dove niente può fargli del male, trovando nella breakdance la forza per superare ogni difficoltà. E alla fine sarà proprio la danza a ricordargli quanto può essere speciale, per sé e per gli altri.
Ma creare un mondo parallelo, lontano da quello reale, non è l’unica via di uscita.
Negli ultimi anni l’attenzione verso le numerose forme di bullismo è cresciuta enormemente, ma quantificare il fenomeno non è semplice. Sono molti i casi di bullismo che vengono taciuti proprio da chi ne è vittima, per paura o spesso perché si è soli. Secondo la Dichiarazione internazionale di Kandersteg del 2007, l’incidenza media del fenomeno è di circa il 10% nel mondo. Mentre un’indagine condotta nel 2011 da Telefono Azzurro ed Eurispes su 1496 studenti italiani, di età compresa tra i 12 e i 18 anni, ha evidenziato che il 10,4% dei ragazzi intervistati è stato vittima di esclusione e isolamento dal gruppo, così come di minacce e percosse.
Reagire alle prepotenze dei bulli non è facile, ma chi ne è vittima deve ricordare che l’isolamento non è mai la soluzione giusta. Parlarne con la famiglia, gli insegnanti e con gli amici è utile per capire che possono esserci altri ragazzi in cerca di sostegno. E allora quel pezzo di carta con scritto “perdente”, può diventare una richiesta d’aiuto.
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