Nei giorni in cui si festeggia la nomina dell’italiana Fabiola Gianotti, prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice del Cern di Ginevra, su Twitter e Facebook circola un blog che apparentemente (di seguito spiegheremo il perché) offende e sminuisce le donne. Si chiama “Tette per la scienza” e la sua missione è molto “semplice”: diffondere nozioni scientifiche utilizzando generose scollature per attirare l’attenzione dei “lettori”.
“Dove non può la ragione, possono le puppe”: è questo il comandamento del blog (o tumblr, chiamatelo come volete). E se pensate che lo abbia ideato un uomo, vi sbagliate. Dietro le foto “spinte” con cartelli degni di Trivial Pursuit acclusi, infatti, c’è una donna. Si chiama Lara, ha 30 anni e l’ha intervistata Wired. Si scopre, così, che la ragazza è una paleoantropologa, è appassionata di scienze e comunicazione e, soprattuttto, ha fiuto per il web marketing. Mettete insieme tutte queste cose e capirete che il suo blog pieno di push-up è, al tempo stesso, una provocazione e un’operazione alla ricerca di pubblicità.
“Il punto è: certi messaggi non riescono proprio a passare, c’è bisogno di qualcosa che attiri l’attenzione” sostiene Lara. E così la ragazza ha individuato temi cari alla comunità scientifica, che però non riescono ad arrivare al grande pubblico, e ha chiesto aiuto a un gruppo di amiche per i suoi scatti. In questo modo si “impara” che “solo lo 0,004% della sperimentazione animale porta a uno studio clinico”. Oppure che “il glutine è innocuo per chiunque non sia ciliaco o intollerante”. Non proprio verità sconvolgenti, diciamocelo, ma quanto basta per chi è a digiuno di tali argomenti.

All’autrice del blog, insomma, interessa che passi l’informazione. A qualsiasi costo. Proprio come, durante le ultime primarie del Pd, lo staff di Civati pensò a un’ironica pagina Facebook (ancora in vita) che potesse sotenerlo: “Gattini per Civati”. Anche in quel caso lo scopo era “nobile”: “Pippo Civati: il primo a essersi candidato alla Segreteria PD, amatissimo dalla base, parla bene ed è pure un bel ragazzo. Nonostante ciò i media mainstream lo ignorano. Solo i gattini possono attrarre l’attenzione che le sue proposte meritano!”. Gli autori della pagina puntavano, questo è chiaro, all’ossessione per i gatti del web. Dove c’è un gattino c’è un clic, e quindi perché non utilizzare questa inevitabile automatismo per promuovere le idee di un politico?
Ecco, insomma, perché Tette per la scienza offende le donne solo apparentemente. Dietro quelle foto c’è un pensiero, e purtroppo un’amara constatazione: cambia il giornalismo e il modo di fare informazione, ma quello che va per la maggiore risponde ancora alla vecchia “regola” delle tre “S”: sangue, soldi e soprattutto sesso. Ma questo non vuol dire che sia tutto così superficiale. Una donna, proprio sul blog in questione, scrive: “Da un lato la vedo come una sarcastica constatazione del fenomeno della mercificazione del corpo femminile a cui si allude, ma dall’altro lo stesso oggetto di violenti attacchi si trasforma sfacciatamente in mezzo intelligente di propagazione di cultura. Ci vuole molto cervello per fare questo… e anche a capirlo. Le tette aiutano, senza dubbio”. E voi, cosa ne pensate?
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